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IL FANTASMA DI ALDO MORO
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  UNO SPETTRO S'AGGIRA PER L'ITALIA

Il fantasma di MoroLa storia d'Italia è un crogiolo di misteri affascinanti per chiunque non sia parente di una vittima di quei misteri: il che, a oggi, è cosa assai rara, se si traccia un ragionato bilancio dell'ecatombe che ha mietuto vittime gioiosamente (la gioia è quella di chi, nell'ombra, oltre che gioire, ha manovrato). Ora si assiste a un processo di riesumazione vasto e profondo: non quello, piuttosto grottesco, delle salme di Enrico Mattei o Gianni Nardi, ma quello, altrettanto grottesco, dei segreti di Stato che non avevano più ragione di essere segretati (il participio passato "segretato" è uno dei lasciti più significativi del Ministero degli Interni alla lingua italiana). Di decisivo, ovviamente, non emerge nulla. Comprimari, oscure comparse, maschere idiote e abbastanza anonime che dispiegano una controstoria parodistica della Repubblica Italiana: ecco cosa fuoriesce dalle sacche biliari di chi diceva di non ricordare e ora ricorda quanto di meno importante e incisivo c'è da ricordare. Intanto, da Mattei a Ustica alla P2, le verità languono sonnolente al fondo dell'imperscrutabile scrigno di Stato. Per fare soltanto un esempio: chi sa che la lista conosciuta degli affiliati alla P2 è incompleta e che la versione estesa è custodita nella cassaforte di Stato, accessibile soltanto alle prime tre cariche del suddetto Stato? Le quali cariche, nelle molteplici incarnazioni che hanno sperimentato (pensate che sfiga, per una carica, essere incarnata da Scognamiglio...), si sono ben guardate dal guardare: così la cassaforte è rimasta ben serrata a custodire l'Incustodibile.
E come sempre, con l'arrivo della new wave dei segreti svelati, si rinnovano le rivelazioni su Aldo Moro, quella specie di martire di una Repubblica che, a tredici anni dalla sua morte, a colpi di magistratura ha preso la fisionomia che lui aveva profetizzato e contro la quale aveva cercato di fare opposizione. Parole sue: "Si vuole un'Italia tecnocratica, più elegante di quella attuale, che parli bene inglese..."

  CHI ERA ALDO MORO
Aldo MoroDalla palude alla polvere - Ha navigato per anni tra i segreti della Repubblica, prima di esserne stritolato. Momenti topici: la definizione morotea, una nuova figura retorica che nemmeno Dante era stato in grado di inventare. La faccia imbarazzata davanti a Nixon quando il presidente americano veniva fischiato davanti al Quirinale. L'incontro con Kissinger che gli augura una morte dolorosa. La diade con Andreotti, l'uomo che lo fece fuori (oh! Che avete capito? Politicamente, s'intende...). Ecco l'avventura di un martire contraddittorio.
  CHI E' ALDO MORO
Aldo MoroIl fantasma di Gradoli - Uno spettro. Nel senso più letterale del termine, se è vero che il Presidente dell'UE, Romano Prodi, continua a raccontare l'ingloriosa versione della seduta spiritica dove gli venne rivelato il nome del nascondiglio di Moro. A parte quest'indecente palla, il fautore dell'unità nazionale continua a essere un tormento per i tecnocrati della Seconda Repubblica. Un po' come Pecorelli, diciamo, solo che Moro fantasticava di meno e colpiva ben più duro. Tanto che le sue bordate fanno male ancora oggi...

  LA BANCA DATI DELLA MEMORIA

Il ritrovamento di Moro La memoria di Clarence- Uno dei più storici archivi digitali sbarcati su Web, la Banca Dati della Memoria, raccoglie le udienze del 1994, '95, '96 relative al processo 3598 del '94, tenutosi a Palermo per verificare l'attendibilità e i riscontri delle dichiarazioni dei pentiti, i grandi accusatori di Andreotti, che hanno testimoniato di un profondo legame che connetteva l'ex presidente del Consiglio e i vertici mafiosi. Ora sconfessate dalla sentenza del Tribunale, le dichiarazioni dei pentiti, da Di Maggio a Mannoia a Buscetta, sono consultabili in Rete nella restaurata Banca Dati della Memoria, uno degli atti fondamentali della storia di Clarence.

  L'ULTIMA BALLA
Prodi gradoloneL'insalata russa
- E venne il turno dei russi. Nell'incredibile vicenda di omissioni, cazzate di Stato, finti esperti della Cia, autenticissimi ministri dell'Interno, ora spunta uno studentello sovietico, che sarebbe la quinta colonna del KGB all'ombra di Aldo Moro. Forse trascinato dal carisma e dalla dialettica lenta e monocorde di Moro, il giovincello neorusso avrebbe controllato da vicino le mosse dello stratega democristiano. Per scomparire nel nulla il giorno stesso del rapimento. E intanto rispunta non l'ultima, ma la prima palla della lunga serie di trovate menzognere escogitate intorno al cadavere di Moro: la seduta spiritica a cui partecipò Romano Prodi.
 PASSI SCELTI
Gli AgnelliNon dimenticheranno - "Agnelli č dunque il puro eurocrate, con tutta la formazione propria della categoria, che entra nel gruppo a lui pių congeniale, per fare quella politica che reputa la pių idonea ai tempi. E in questo corrisponde, ad un alto livello, a quel tipo di sostanziale agnosticismo ed opportunismo che, anche a livelli diversi, ha caratterizzato la DC". Non basta ancora? "Che significava tutto questo per Andreotti, una volta conquistato il potere per fare il male come sempre ha fatto il male nella sua vita? Tutto questo non significava niente. Bastava che Berlinguer stesse al gioco con incredibile leggerezza. Andreotti sarebbe stato il padrone della D.C., anzi padrone della vita e della morte di democristiani e no, con la pallida ombra di Zaccagnini, dolente senza dolore, preoccupato senza preoccupazione, appassionato senza passione, il peggiore segretario che abbia avuto la DC". Passi scelti che, a distanza di anni, paiono più profetici che inquietanti...
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