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"Concorso in omicidio colposo". E' questa l'incredibile accusa politica che Forza Italia ha mosso nei confronti di Vittorio Agnoletto, portavoce del Genoa social forum. Silvio Berlusconi e Claudio Scajola ritengono il Gsf complice delle violenze, delle distruzioni e dei saccheggi compiuti dalle frange violente delle ormai tristemente note tute nere: i gruppi di ragazzi che hanno liberamente, senza essere contrastati dalla polizia, messo a ferro e fuoco il capoluogo ligure nelle giornate del G8 della vergogna che ha portato alla morte di un dimostrante e al ferimento di 600 persone. "Queste accuse sono operazioni scientificamente preparate per ferire il Genoa social forum e per preparare una trappola mortale per noi", ha ribattuto Vittorio Agnoletto questa mattina in un'intervista a Radio Popolare. "Abbiamo pagato un prezzo altissimo - continua Agnoletto - con un morto e centinaia di feriti, ma il movimento deve rimanere saldo". La polemica rovente sui fatti di Genova si è appena accesa e non si spegnerà presto, visto che per la giornata di domani (martedì 24 luglio) sono previste manifestazioni nelle principali città italiane (per informazioni vedere i siti di Gsf e Indymedia). Da una parte il governo di centrodestra legittima le azioni della polizia scaricando le colpe ("i responsabili delle forze di polizia erano stati nominati dal precedente governo" dice Berlusconi alla conferenza stampa di chiusura del summit) e sostenendo che il Gsf ha coperto le azioni dei violenti. Dall'altra il forum sociale accusa infiltrazioni della polizia tra i gruppi violenti. Tutto allo scopo di creare disordini per infangare il movimento composto da più di mille associazioni e organizzazioni non governative e per giustificare le brutali repressioni in pieno stile sudamericano compiute dalla polizia ai danni di persone assolutamente inermi e pacifiche. Ma come sono andate le cose a Genova in quei due giorni di fuoco? Ecco un resoconto e alcune testimonianze di chi ha vissuto quelle ore. Gli scontri iniziano venerdì attorno alle 13.00 nei pressi della stazione di Brignole. Un gruppo di ragazzi vestiti di nero con caschi, passamontagna e mazze si unisce a un gruppo di Cobas nei pressi di Piazza Novi. Scoppia immediatamente qualche tafferuglio tra i sindacalisti e le tute nere a causa delle ovvie divergenze politiche. I Cobas non hanno nessuna intenzione di mischiarsi con il gruppo di teppisti. Questi si separano e iniziano a saccheggiare e distruggere tutto quello che trovano lungo la strada. Auto, negozi e banche sono il bersaglio delle loro azioni. Genova comincia a bruciare. La polizia non fa nulla per bloccare il gruppo composto da circa 200 persone che, scorazzando per la città, nel giro di poche ore arrivano nei pressi dello stadio Marassi, di Piazza Manin e a ridosso della zona rossa. Interminabili ore in cui nessuno ha fatto nulla per limitare le vandaliche azioni di questi folli che compiono azioni dal tipico taglio militare (che non appartengono alla casualità) e che si dichiarano anarchici ma non hanno nulla a che fare con l'ideologia anarchica. Intanto, più a sud, lungo via Tolemaide e Corso Gastaldi si è formato il corteo dei centri sociali, dei disobbedienti civili, delle tute bianche. Punto d'arrivo (concordato con le "forze dell'ordine") del corteo è Brignole. Lo scopo è assediare, con azioni non violente, la zona rossa. Ma qualcosa, inspiegabilmente va storto. Vengono attaccati a freddo a quasi un chilometro dalla stazione di Brignole. Scoppia l'inferno che porterà alla morte di Carlo Giuliani, il dimostrante ucciso dalla pallottola di un carabiniere di 20 anni (di leva e inesperto sbattuto in prima linea) impazzito dalla paura. Lì non c'era nessuno dei Black Blok, lì ci sono stati gli scontri più cruenti, lì la polizia ha scaricato la sua tensione con una rabbia che in Italia non si vedeva dagli anni Settanta. Lacrimogeni e manganellate a volontà, indistintamente per dimostranti, medici, avvocati del Gsf e giornalisti. La polizia che doveva bloccare i violenti e difendere i cittadini di Genova si è invece concentrata sul corteo di chi faceva politicamente più paura. Episodio analogo in Piazza Manin, dove le forze dell'ordine caricano il gruppo della rete di Lilluput (composta per la maggior parte da associazioni cattoliche e non violente). Una quindicina di minuti prima c'era stata un'incursione del blocco nero. In serata i cortei si sciolgono e in piazza Kennedy (punto di incontro del Gsf) si indice un'assemblea e si fanno i conti della giornata: decine di arresti e centinaia di feriti. La paura regna tra i manifestanti, in cielo elicotteri con i proiettori presidiano la piazza. Il clima che si respira è quello delle città sudamericane della metà degli anni Settanta. Non ci si può fidare più dei carabinieri e della polizia che hanno pestato indiscriminatamente persone che si trovavano a Genova per esprimere il proprio dissenso. Giungono telefonate di ragazzi impauriti che si sono persi nelle stradine della città. "Ci sono ronde di poliziotti che stanno rastrellando il centro in cerca di manifestanti" commentano in molti. L'invito del Gsf è di non lasciare la piazza. Si stanno organizzando navette per riportare i ragazzi a dormire nei centri di accoglienza. Il gruppo dei ragazzi di BiciG8 si fa compatto e, verso l'una di notte parte alla volta dello stadio Carlini, dove è ospitato. Due ragazzi davanti per tastare il terreno, gli altri dietro, tutti impauriti. Il risultato di queste azioni della polizia? Si sentono giovani che urlano: "mai più in piazza senza la possibilità di difendersi". Ma attenzione, il tentativo della controparte è proprio cercare di schiacciare con la violenza questo movimento che non è violento, ribattono alcuni degli organizzatori del Gsf. Il giorno dopo è prevista la grande manifestazione che sarà composta da 250mila manifestanti, un successo di proporzioni storiche. Ma anche sabato è segnato dagli sconti. Il concentramento è in Corso Italia, lungo il mare. Ci sono troppe persone, la testa del corteo è costretta a partire. Sono le 13.30, in testa ci sono gli esponenti più in vista del movimento: Vittorio Agnoletto, Don Gallo, José Bovè. Il corteo sfila verso Piazza Kennedy. A questo punto, come previsto, svolta a destra e risale verso la meta: lo stadio Marassi. Ma in Piazza Kennedy i soliti Black Blok fanno scoppiare nuovi scontri che portano alla distruzione di vetrine e di auto. Gli scontri si spostano verso Corso Italia, spezzando il corteo in due grossi tronconi (che più avanti diverranno tre). La testa ha perso la coda, ma continua il suo cammino, arrivando con relativa tranquillità fino alla meta (salvo qualche carica gratuita al termine della manifestazione). Dietro si scatena invece ancora l'inferno. Gruppi di neri si sono infiltrati nel corteo. Qui il maggior errore del Genoa social forum: non aver organizzato per tempo un servizio d'ordine. "Ma ci vogliono anni per garantire compattezza", commenta uno degli organizzatori. La coda del corteo è così in balia delle azioni di repressione della polizia. Si sparano lacrimogeni a volontà, ad altezza d'uomo, dagli elicotteri, dalle caserme. La polizia arriva addirittura dal mare con i motoscafi. E' una situazione di panico. Elisabetta, una dimostrante che arriva da Milano, racconta di quello che è successo in coda al corteo: "Ci spostavamo verso Piazza Kennedy, lungo corso Italia. Diverse volte ci siamo fermati e abbiamo indietreggiato. Arrivavano notizie discordanti su quello che dovevamo fare. A un certo punto tutti si sono messi a correre a ritroso. Eravamo in migliaia, con il rischio che ci calpestassimo a vicenda. Regnava il panico. Abbiamo passato ore con le mani alzate sotto il sole cocente. Alla fine, quando eravamo arrivati ormai a Sturla, in periferia, i carabinieri hanno avuto il coraggio di spararci da una caserma, dall'alto, altri lacrimogeni. Ma perché? A che scopo?" dice impaurita e choccata la ragazza. Susan invece viene da Londra. E' a Genova con la sua famiglia e come tanti suoi connazionali è arrivata per partecipare al grande corteo conclusivo del forum sociale. Sono in una quindicina, con due bambini piccoli sugli 8/10 anni. "Ci hanno caricati brutalmente" dice Susan con la voce tremante "così, senza motivo. Hanno visto benissimo che eravamo con i bambini. Ho avuto tanta ma tanta paura. Ma che paese è questo?". C'è da vergognarci è il commento di chi le sta attorno. Simile sorte per due ragazzi genovesi che erano in giro in Vespa. Sono stati fermati, strattonati, malmenati (la ragazza aveva un vistoso livido sulla gamba) e gli hanno portato via i caschi. Chi era in piazza era la società civile, che aveva intenzione di protestare e di manifestare pacificamente dicendo la sua. Ma la polizia, di cui dovemmo fidarci, che dovrebbe difenderci da chi realmente crea problemi, non ha fatto il suo dovere. Anzi. Sono piovute così numerose accuse e polemiche nei confronti del capo della polizia e del ministro degli Interni. Qualcuno aveva proposto di disdire la manifestazione, ma Agnoletto ha dichiarato di avere deciso di seguire la strada pensata in origine perché altrimenti si sarebbero lasciate a Genova 70mila persone che presumibilmente si sarebbero organizzate di propria iniziativa. "Abbiamo attuato la strategia della riduzione del danno", ha commentato il portavoce del Gsf. Il risultato di questa giornata (terminata in nottata con l'incredibile assalto al centro media e alla scuola adiacente che ospitava alcuni ragazzi) sono 200 arresti e molti "desaparecidos" di cui non si sa nulla. Il Gsf sta facendo il punto della situazione per capire chi e dove siano finiti. Una mamma, che ha telefonato a Radio Popolare, piange perché non sa dove sia sua figlia di 21 anni: "Dormiva al centro stampa del Gsf e ora non so più nulla di lei, mi ha chiamato solo per dire che l'avevano arrestata. Poi più nulla. Ma siamo in Cile? Mi avevano parlato di Pavia, di Alessandria, ma non so nulla". Che succederà nei prossimi giorni? Il Gsf chiede per domani una mobilitazione totale in tutte le città italiane e si organizza per la creazione del forum sociale italiano. Per arrivare preparati a Porto Alegre tra il 30 gennaio e il 5 febbraio 2002 per il controforum in occasione del World economic forum di Davos. Ma perché è accaduto tutto ciò? Perché questo movimento, composto e sostenuto da persone che hanno estrazione sociale e politica alquanto diversa tra di loro, è forte. Fa opposizione con la non violenza e fa paura alle forze politiche che fanno il gioco del turbocapitalismo, del liberismo sfrenato, dello sfruttamento delle aree depresse del mondo, delle multinazionali che fanno del profitto il loro credo. Accogliamo allora l'invito del Gsf ad essere presenti domani in città e a manifestare senza violenza, per non dare il pretesto a nessuno per caricare e malmenare senza motivo come se fossimo in Cile o in Argentina negli anni della dittatura militare.
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