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Mondo: Controllare le armi, please ![]() di Maurizio Pluda Il commercio mondiale di armi è pericolosamente privo di regole e fa sì che queste finiscano nelle mani di governi repressivi, autori di violazioni dei diritti umani e organizzazioni criminali. Per affrontare il problema, tre organizzazioni internazionali (Amnesty international, Oxfam e Iansa) hanno lanciato qualche giorno fa, in oltre 50 paesi, la campagna mondiale Control arms. Gli obiettivi sono ridurre la proliferazione e l'uso illegale delle armi e convincere i governi a istituire un accordo vincolante su questo commercio. Si è infatti ormai raggiunto il livello critico: basti pensare che, nel mondo, muore una persona al minuto a causa di una violenza armata e che molte altre subiscono abusi e ferite gravi.Tuttavia le armi rappresentano uno dei business più lucrosi e privi di regole. I controlli nazionali sono pieni di scappatoie. La facile disponibilità favorisce l'incidenza della violenza, è il detonatore dei conflitti e il vero motivo del prolungamento delle guerre, in cui le popolazioni civili sono sempre più prese di mira. I conflitti e la criminalità armata impediscono inoltre agli aiuti di raggiungere chi ne ha disperato bisogno e sono spesso causa della mancanza di assistenza sanitaria ed educazione. Ma, si difendono produttori e governi, ci sono stati gli attacchi dell'11 settembre, viviamo in un mondo sempre più insicuro e dunque dobbiamo prendere le nostre contromisure... Peccato, rispondono gli organizzatori della campagna Control arms, che la "guerra al terrore" post Torri gemelle abbia alimentato la proliferazione di armi, invece di favorire un impegno politico per controllarne la diffusione. In soldoni (che sono poi quelli che contano davvero), si è registrato un significativo aumento delle esportazioni, soprattutto da parte di Stati uniti e Gran Bretagna, verso i cosiddetti "nuovi alleati" (come Pakistan, Indonesia e Filippine), a prescindere dalle preoccupazioni per la situazione dei diritti umani o per lo sviluppo di questi paesi. Concetti chiari, che vengono ancora meglio spiegati dai responsabili delle tre organizzazioni che hanno promosso la campagna: Irene Khan, segretaria generale di Amnesty international: "Ogni anno centinaia di migliaia di persone vengono uccise, torturate, stuprate e costrette ad abbandonare le proprie terre a causa dell'uso illegale delle armi. In un periodo in cui la guerra al terrore domina l'agenda internazionale, dovrebbe esserci un rinnovato interesse per il controllo delle armi. E invece, accade l'opposto. Il circolo vizioso fra trasferimenti delle armi, conflitti e violazioni dei diritti umani può e deve essere fermato". Barbara Stocking, direttrice di Oxfam: "Il commercio delle armi è fuori controllo. E' un problema mondiale che ha delle conseguenze locali terrificanti, soprattutto ai danni delle persone povere. C'è disperato bisogno di un trattato sul commercio delle armi, per fermare l'afflusso delle armi e contribuire a rendere più sicura la società". Rebecca Peters, direttrice di Iansa: "I governi, occupati a cercare armi nucleari, biologiche e chimiche nella loro lotta al terrorismo, fondamentalmente ignorano le vere armi di distruzione di massa: le armi leggere, che in questo modo continuano a diffondersi, al prezzo di centinaia di migliaia di vite umane". (Il possesso di armi sempre più letali sta diventando parte integrante della vita quotidiana in molte parti del mondo: tra i contadini dell'Uganda del nord le mitragliatrici AK47 stanno sostituendo le lance, in Somalia i neonati vengono chiamati "Uzi" o "Ak", in Iraq ci sono più armi che persone). Tra l'altro, una bozza di trattato sul commercio delle armi esiste già. E' stata redatta da un gruppo di organizzazioni non governative (comprendente Amnesty international e Oxfam), in collaborazione con esperti di diritto internazionale. La proposta ha ottenuto l'appoggio di 19 premi Nobel per la Pace, guidati da Oscar Arias. L'obiettivo principale del trattato è fornire una serie di standard minimi sul controllo dei trasferimenti di armi, fermamente basati sulle responsabilità che competono agli Stati sulla base del diritto internazionale. Ma oltre a questo trattato, la campagna Control Arms chiede ai governi di sviluppare e rafforzare i controlli a livello regionale e di esercitare una rigorosa supervisione sulle esportazioni nazionali e sulle attività dei fornitori e degli intermediari, di impegnarsi maggiormente per prevenire l'uso illegale delle armi da parte dei pubblici ufficiali e di proteggere i propri cittadini dalla violenza armata. La campagna chiede infine alle autorità e alle comunità locali di contribuire a migliorare la sicurezza sviluppando progetti che riducano la disponibilità e la domanda di armi a livello locale. Forse un libro dei sogni, visti gli interessi economici e politici in gioco. Ma per il quale vale la pena schierarsi e lottare... Per saperne di più: Il sito della campagna Lo speciale di Clarence "Mercanti di morte" Inviato da Maurizio Pluda , Martedì 21 Ottobre 2003
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