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L'ARCHIVIO DI CLARENCE CEMPIONS LIG
IL TURNO PRELIMINARE (agosto 2002)
IL PRIMO TURNO: la prima giornata (17-18 settembre 2002); la seconda giornata (24-25 settembre 2002); la terza giornata (1-2 ottobre 2002); la quarta giornata (22-23 ottobre 2002); la quinta giornata (29-30 ottobre 2002); l'ultima giornata (12-13 novembre 2002)
IL SECONDO TURNO: il sorteggio (15 novembre 2002); la prima giornata (26-27 novembre 2002); la seconda giornata (10-11 dicembre 2002); la terza giornata (18-19 febbraio 2003); la quarta giornata (25-26 febbraio 2003); la quinta giornata (11-12 marzo 2003); l'ultima giornata e il sorteggio per i quarti (26 marzo 2003)
I QUARTI DI FINALE: l'andata (8-9 aprile 2003); il ritorno (22-23 aprile 2003)
LE SEMIFINALI: l'andata (6-7 maggio 2003); il ritorno (13-14 maggio 2003)
Obiezione di coscienza
Può un milanista rifiutarsi di tifare? Le buone ragioni ci sono tutte e così farò. A meno che...
di Guido Fossati
Tifare Milan questa sera e di questi tempi non è facile. Il disagio, l'imbarazzo, a volte la vergogna che si prova come cittadino di questo paese ti accompagna anche nei momenti di svago, quando guardi la partita in televisione o sfogli sui giornali le pagine sportive. La maledizione, il conflitto di coscienza che ti prende si chiama Silvio Berlusconi. È inutile negarlo: se questa sera il Milan vince la sua sesta coppa dei campioni il Presidente (del Milan e del Consiglio) vedrà crescere la sua fama; il carisma di "invincibile" che è convinto di possedere riceverà un'importante conferma davanti alla platea che lo ha eletto e lo ha reso ricco e famoso, quella televisiva. Da consumato uomo di immagine il Cavaliere non esiterà a sfruttare il risultato del campo per lucidare la sua aura di predestinato al successo e genio universale, piuttosto appannata da gaffe, promesse non mantenute e questioni giudiziarie.
Se, turandomi il naso e mettendo contemporaneamente la testa sotto la sabbia, cerco di ignorare l'esistenza di quel personaggio di bassa statura che siederà in tribuna d'onore all'Old Trafford, mi urta un'altra immagine: quella di Adriano Galliani. L'ex-antennista, baby-pensionato Inps all'età di 32 anni, presidente di Lega e responsabile della ritirata della squadra dal campo dell'Olimpique Marsiglia nella serata che ogni rossonero ricorda con vergogna infinita è ancora lì nel pieno delle sue funzioni; ovvero prendersi le colpe che il capo non vuole gli vengano attribuite e girargli i meriti.

Provo allora a non pensare al padrone del vapore e ai suoi yes-men e a concentrarmi sulla squadra, a tifare Milan per i ragazzi che scenderanno in campo. Ma anche questo esercizio non mi riesce troppo bene: cinque sono stranieri, tra gli italiani ci sono due ex-interisti, un ex-juventino, un ex-laziale. Gli unici a avere il pedigree a posto sono Maldini e Costacurta, frutti antichi e ormai quasi avvizziti del vivaio, e Gattuso per cuore e mentalità.
Ritrovo un po' di motivazione per tirare fuori dal fondo dell'armadio la sciarpa del 1979 (l'anno della stella) pensando all'allenatore, Carlo Ancelotti, che mi è sempre sembrato una brava persona, segnato dalla fama di perdente, tanto ingiustificata e casuale quanto quella di vincente. Ma lo slancio si esaurisce subito perché dall'allenatore al gioco della squadra il passo è breve. Come ha giocato il Milan quest'anno? Benino, anche se la stampa lo pompava esageratamente assimilandolo al Real, per i primi tre mesi. Poi in modo mediocre, facendo la media tra un campionato deludente (certe partire in casa inguardabili) e una coppa dove se non altro abbiamo lottato e portato a casa il risultato in incontri nervosi e fortunosi (i quarti con l'Ajax e la semifinale con l'Inter). Nessun grande spettacolo o "Milan più forte di tutti i tempi" come ebbe a dire uno che pretende di conoscere il calcio, ma una squadra che ha provato a darsi un'identità puntando sul possesso palla, il fraseggio e la fase offensiva. Con risultati alterni, equivoci derivati dalla contemporanea presenza di troppi rifinitori-palleggiatori e giocatori più di nome che di sostanza (grande idea quella di prendere Rivaldo. L'ha avuta Berlusconi o Galliani?).

Non è stato insomma un bel Milan quello che è approdato alla finale di Manchester, ma questo adesso conta poco. Dall'altra parte c'è la Juventus, una squadra e una società che si può temere ma non ammirare. A dire il vero oltre che timori la prestazione contro il Real Madrid mi ha suscitato qualche sospetto, ma lasciamo stare. Facciamo finta che il calcio sia uno sport pulito (vero Davids?) e non roviniamo le celebrazioni ufficiali per la grande finale tutta italiana.
La razionalità e il buon gusto mi imporrebbero dunque di seguire la partita con distacco e scetticismo, con la stessa indifferenza e sufficienza con cui si guarda un derby Lazio-Roma o la finale per il terzo e quarto posto dei Mondiali. Ci proverò e confido di riuscirci.
L'unico rischio è che quel branco di miliardari viziati che stasera vestiranno di bianco decidano di giocare la partita della vita e facciano fare alla Juve la figura che toccò allo Steaua Bucarest nella finale di Barcellona del 1989. L'eventualità è altamente improbabile, ma dovesse capitare, non garantisco nulla. Potreste vedermi in Piazza Duomo con bandiera e trombetta.

(28 maggio 2003)
Il sito della Champions league
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Finalissima online: la sfida virtuale
Il sito ufficiale del Milan MILAN
(ITALIA)
Il sito ufficiale della Juventus JUVENTUS
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