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IL DIARIO DI PAOLA
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  12. IL REGALO DI MANU
Paola Diario 1.0
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Il regalo di ManuIncredibile. La mia settimana alle Maldive stava terminando e non avevo ancora trovato quello che tutte le donne sole si augurano di trovare in un villaggio vacanze (e che in un certo senso è compresa nel prezzo): una classica storia di sesso. Ma la cosa non mi disturbava più di tanto. A differenza delle cacciatrici d'avventure che si aggirano nei club Med di mezzo mondo preoccupate di portare a casa come souvenir almeno una scopata, io non ho voglie represse e inibizioni da liberare una volta all'anno per poi poter raccontare alle amiche di aver fatto una follia ("Ma ne valeva la pena... Lui era un tipo fantastico… È stata una cosa travolgente", conosco le confidenze delle abbronzatissime reduci da settimane di sole e sesso).
Per me e per Manu (forse per Manu ancora più che per me) i tempi, i luoghi e le occasioni per sperimentare il proprio desiderio sono meno vincolati, meno programmati e programmabili.Dopo la strana vicenda con Peter ero stata abbordata ogni giorno da almeno tre uomini diversi, tutti abbastanza squallidi. Gli animatori del villaggio sembravano preoccupati di vedermi partire senza aver apprezzato la gamma completa dei servizi che l'organizzazione metteva a disposizione dei propri gentili clienti e si davano un gran da fare. Cercavano di sondare il terreno con battute e inviti a bere qualcosa o di proporsi come esperti di torridi balli sudamericani. Ma erano così noiosi, prevedibili. A tutte quelle frasi fatte, a quelle mosse una più scontata dell'altra avrei preferito una sola semplice domanda: "Ti va di fare del sesso insieme?".
Se uno me lo avesse chiesto così, direttamente avrei risposto di sì. Certo non avevo il coraggio di Manu, la sua sfrontatezza. Ormai nel villaggio si era fatta una piccola fama di ninfomane e credo che la cosa le piacesse. La vedevo scambiare quattro parole con un nuovo corteggiatore (ma veramente quattro!) al bar o sulla spiaggia e poi andare via insieme. Tornava poco dopo coi capelli arruffati o ancora bagnata per la doccia. E, seria come una professoressa, mi comunicava il giudizio assegnato al partner, cose tipo: "Ragazzo molto promettente", "Speedy Gonzalez", "Sotto gli slip niente". Mi faceva ridere con questi commentini taglienti, ma non avevo nessuna intenzione di imitarla in quel gioco.
L'ultima sera del nostro soggiorno ci fu la "imperdibile" festa di commiato. L'ultima occasione per avere qualcosa da raccontare (e da vantare) e l'abbondanza di alcolici favorivano il rito dell'accoppiamento. Manu, forte della sua fama, era presa d'assalto.
Io flirtai con un trentenne sedicente broker che mi tramortì parlandomi di azioni e new economy. Lo lasciai fare, anche per non sentire i suoi discorsi noiosissimi. Lasciai che mi toccasse il seno, che mi appoggiasse le mani sulle cosce, che si inturgidisse tutto e poi lo mandai in bianco con la scusa più vecchia del mondo: "Scusami, sei molto carino ma ho un terribile mal di testa".
Ne avevo piene le tasche di quella festa preconfezionata e decisi di andare a dormire.
Ero probabilmente nel primo sonno quando sentii un corpo scivolare di fianco a me nel letto e sfiorarmi appena. Era Manu: "Paoletta, ho una sorpresa per te!".
Aprii appena gli occhi e vidi a mezzo metro da me, nudo ed eretto (in tutti sensi (;-))) una specie di gigante, un ragazzo nero alto credo 2 metri. Seppi poi che era il nuovo insegnante di danza, brasiliano di nazionalità, ma lì per lì mi sembrò il fratello minore di Denzel Washington. Non l'avevo mai fatto con un uomo di colore. E poi quello era così grande, così muscoloso! Manu che mi aveva portato quel regalo voleva evidentemente vedere se l'avrei gradito. E, perchè no, approfittarne. Lo sconosciuto senza dire una parola appoggiò le ginocchia sul letto (che scricchiolò sotto il suo peso) e con le sue mani gigantesche mi trasse a sé. Voleva che mi dedicassi a lui. Le misure, contrariamente a quello che molti uomini pensano, non hanno importanza per una donna, non aumentano il suo piacere. Tuttavia quella volta devo riconoscere che ebbero su di me un certo effetto psicologico. Quel tipo era veramente enorme (proporzionato in tutto), un fascio di muscoli, ma agile e flessuoso come un ballerino.
Ci vollle prendere tutte e due. Con grande disinvoltura passava da me a Manu, quasi sdoppiandosi o triplicandosi usando le mani e la bocca per tenere a bada chi di noi in quel momento non poteva ricere le maggiori attenzioni. Non c'era modo di ribaltare le parti, era sempre lui a incalzarci.
Provai un piacere diverso, non superiore ad altre volte, ma ruvido e pulsante, accompagnato dalla sensazione non sempre piacevole di essere invasa e schiacciata da una forza superiore, da una macchina di muscoli e carne.
Avevamo a che fare con uno stallone, non troppo raffinato e molto esibizionista, che sembrava utilizzare me e la mia amica come attrezzi da palestra, in una sequenza di esercizi che evidentemente aveva appositamente preparato. Quando la sua ginnastica sessuale fu finita, chiese se poteva farsi una doccia, si rivestì in fretta e se ne andò.
Io e Manu, nude nel letto, siamo scoppiate a ridere. Poi lei mi ha sussurrato all'orecchio: "Allora ti è piaciuto il mio regalo?".

Paola
[ Continua nelle prossime settimane ]

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   data: 16 mar 2001 protezione contenuti: attiva Aiuto  

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