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IL DIARIO DI PAOLA
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  14. LA LEGGE DEL DESIDERIO
Paola Diario 1.0
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La legge del desiderioLa visita alla mostra con Antonio, intellettuale quarantenne conosciuto pochi giorni prima, aveva ormai preso una strana piega. Passando da un'opera di Cartier-Bressons all'altra il mio accompagnatore si faceva più audace nelle avances. Le sue mani dopo i primi timidi contatti avevano preso coraggio e cercavano strade sempre più dirette e sconvenienti per un luogo pubblico. Fermi davanti a una fotografia con il braccio mi cingeva la vita ma quel gesto che poteva sembrare di tenerezza o galenteria nascondeva altre intenzioni: in pochi secondi le sue dita risalivano verso la scollatura del mio tailleur e con impazienza andavano chiudersi a coppa intono al mio seno (impresa questa faciltata dalla mia scelta di quella sera: non portavo biancheria intima e nemmeno una camicetta sotto la giacca). All'approssimarsi di qualche altro visitatore della mostra, per fortuna non molto frequentata quella sera, Antonio si ritraeva, ma i suoi tempi di reazione si facevano ogni volta più lenti, quasi a prolungare ancora per qualche frazione di secondo il piacere assicurato da quel contatto.Con una certa crudeltà e malizia che non mi sarei aspettato da un tipo così serioso e timido (ma i tipi riservati all'apparenza, ormai avrei dovuto saperlo, offrono spesso di queste sorprese) Antonio, nel momento in cui era costretto ad abbandonare l'avamposto che aveva conquistato sul mio corpo, metteva in atto una specie di ritorsione stringendo tra pollice e medio la punta del mio capezzolo con una forza sapientemente calcolata per produrre insieme piacere e dolore. Quella stimolazione e l'imbarazzo di sentirmi scoperta in quel gioco indecente da qualche visitatore scatenava in me una doppia sensazione: da un lato ero eccitata, dall'altro esasperata e arrabbiata con quell'uomo che si prendeva tutte quelle libertà. Di certo non potevamo continuare in quel modo, a stuzzicarci come due adolescenti con gli ormoni impazziti. Senza considerare che stavamo dando spettacolo e che non sarei stata particolarmente fiera di venire allontanata dalla mostra per atti contrari alla pubblica decenza.
La soluzione c'era ed era apochi passi da noi: la toilette. Ho preso per la mano Antonio bloccandolo nel suo nuovo tentativo di toccarmi (questa volta puntava verso il basso), soffiandogli dentro l'orecchio la parola magica: "Seguimi".
Nei servizi delle signore in quel momento non c'era nessuno, ma il settore lavandini non offriva alcuna garanzia. L'ho trascinato dentro una delle minuscole cabine dove si trovano i WC, fornite per fortuna di porta con sistema di chiusura. La privacy non era granché: le pareti erano di plastica, aperte in alto e in basso, ma per me poteva bastare.
Antonio che sembrava aver perso in quel breve tragitto molta della sua intraprendenza, mi fissava con l'aria di chi non sapeva bene cosa fare. Per aiutarlo mi sono tolta la giacca del tailleur appendendola con cura alla maniglia della porta. Sotto ero nuda, solo una collana di perle faceva pendant con la gonna. Non sono una maggiorata, sono una normalissima terza misura, ma so di avere un bel seno, la vita sottile e delle spalle ben disegnate (merito questro dei miei trascorsi agonistici nel nuoto). Anche Antonio mostrava di apprezzare le mie forme, perché ritrovando lo slancio si è messo a baciarmi scendendo dalla bocca al collo e poi sempre più giù. Appena la sua lingua ha raggiunto l'ombelico ho sentito scorrere verso il basso la cerniera che mi fermava la gonna sui fianchi. Con molta calma Antonio ha liberato le mie gambe dall'intralcio delle mutandine e con la stessa lentezza ha passato le sue mani dietro i miei glutei dimostrando di poter sostenere il mio peso. Ho allungato una gamba e poi l'altra contro la parete opposta spingendo contemporaneamente con i muscoli dorsali su quella a cui ero appoggiata; Antonio mi ha preso così, restando in piedi in quello spazio angusto.
È stato un rapporto breve, affannato, con i muscoli tesi e presto affaticati per lo sforzo. Ci siamo bloccati per un attimo quando è entrata una persona in bagno: abbiamo sentito i passi avvicinarsi e la maniglia della porta dietro cui eravamo si è abbassata. Ci siamo guardati per un secondo, incerti se ricomporci, ridere o cos'altro. Poi io ho detto: "Occupato" e Antonio a ripreso a muoversi dentro di me, con foga perfino maggiore di prima, incurante di tutto. La sua eccitazione mi ha contagiato, mi sono lasciata andare completamente, senza più preoccuparmi di rumori, gridolini o vibrazioni scoventienti. Credo che la persona in attesa abbia capito benissimo quello che stava succedendo lì dentro, ma questo non mi ha impedito di raggiungere un piacere pieno, liberatorio, addirittura plateale.
Quando siamo usciti dal bagno non c'era nessuno. Ma a dire la verità non me ne importava niente. Mi sentivo bene, libera e tranquilla, noncurante e sfrontata. Avevo però una fame terribile e sono stata felice che Antonio, dopo avermi regalato il catalogo della mostra, mi portasse a cena.

Paola
[ Continua nelle prossime settimane ]

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   data: 7 giu 2001 protezione contenuti: attiva Aiuto  

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