BOUND, TORBIDO INGANNO (BOUND) dei Wachowski Brothers, con Jennifer Tilly, Gina Gershon, Joe Pantoliano. Usa, 1996. Distr.: Medusa

Violet e Corky vengono unite dall'amore a prima vista e da un piano per soffiare una valigia di denaro all'amante della prima e alla sua gang di mafiosi.

Dai Lumière in poi, c'è una curiosa ricorrenza di fratelli registi nella storia del cinema. Con questa intrigante opera prima, ben diretta e interpretata, cominciano a prenotarsi il loro posticino anche Larry e Andy Wachowski, manifestando una notevole affinità con un'altra coppia di fratelli cineasti: Joel ed Ethan Coen. Per la verità, i diretti interessati smentiscono (anche con una certa arroganza) una somiglianza che ritengono evidentemente ingombrante, e che invece dovrebbe suonar loro come un complimento. In comune con i Coen hanno infatti il gusto per il racconto caustico, violento, enfatico e trasgressivo. Ma anche la trasgressione ha le sue regole e la sua etichetta: per essere sicuri di non sgarrare, i Wachowski Brothers hanno fatto ricorso alla consulenza di una sorta di guru del movimento lesbico americano: Susy Bright. Così si sono cautelati dall'incorrere nel peggiore degli infortuni che possa capitare all'aspirante trasgressore: scandalizzare gli anticonformisti. Ciononostante, trovo ci sia qualcosa di molto convenzionale nell'accomunare diversità sessuale e crimine; e non mi sembra sufficiente a dare corpo e sostanza alla vicenda il voler dimostrare che la donna è superiore, il maschio è debole e il delitto paga. Forse proprio in questo sta il limite del film: nell'essere cioè un esercizio di stile che non evita i cliché ma si limita a rovesciarli.


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