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Un giovanotto un po' ingenuo proveniente da Hong Kong si trova catapultato nella vita violenta del Brox, in mezzo a bande di motociclisti, gang di mafiosi e poliziotti veri e fasulli.
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Nell'ambito del cinema di arti marziali, Jackie Chan ha preso da anni il posto del mitico Bruce Lee, riuscendo con pochi mezzi a surclassare sul mercato asiatico molti kolossal d'azione americani. Tanto successo gli ha consentito di girare i suoi ultimi film all'estero e di conquistare una fama internazionale. Fra i suoi ammiratori si annovera anche Quentin Tarantino, che ha detto addirittura di lui: "È uno dei più grandi personaggi cinematografici che il mondo abbia mai conosciuto. La fisicità della sua recitazione è una delle migliori dall'avvento del cinema sonoro". La sua formula è molto semplice: mescolare azione e humor, violenza e gag comiche. E' un cinema artigianale, agli antipodi degli effetti speciali. Ex stuntman, Chan gira le scene più spericolate dal vero e senza l'ausilio di controfigure. E del resto i suoi film, sempliciotti e dalle storie esilissime, non sono altro che un'antologia di virtuosismi da cascatore. In questo, tuttavia, è insuperabile, riuscendo a dare a molte scene di violenza l'eleganza un po'astratta di un balletto. Questa volta eccellono la rissa in un magazzino di merce rubata e la sequenza finale, con un overcraft che scorrazza sull'autostrada.
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