DRAGONHEART di Rob Cohen, con Dennis Quaid, David Thewlis, Pete Postlethwaitr, Dina Meter, Julie Christie. USA, 1996. Distr.: UIP

In un mitico Decimo Secolo, un cavaliere lotta prima contro e poi al fianco dell'ultimo dei Draghi per sconfiggere un Re tiranno.

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Snobbati da alcuni autorevoli esponenti della cultura cosiddetta moderna (forse perché avventatamente considerati inattuali), gli archetipi mitologici hanno trovato ampia ospitalità in svariati generi minori, che vanno dal romanzo di genere fantasy al racconto per l'infanzia, dal cartone animato al gioco di ruolo. "Dragonheart" è un po' un misto di tutto questo e avrebbe forse tratto vantaggio da una più appropriata uscita natalizia. Filmetto simpatico, nonostante qualche ingenuità e una storia un po' pasticciata, sarebbe tutt'altro che memorabile, se non fosse per lo straordinario protagonista virtuale: il drago. I maghi della Industrial Light and Magic hanno creato una meravigliosa creatura digitale, che ha richiesto una complessità di calcolo quattro volte superiore a quella impiegata per "Jurassic Park", ma offre in cambio una inedita verosimiglianza e ricchezza espressiva. Grazie a un software proprietario, chiamato Caricature, il viso del drago si muove infatti in perfetto sincronismo labiale con la voce (prestata nell'originale da Sean Connery e in italiano da Gigi Proietti) e soprattutto ha una mimica facciale di grandissima ricchezza espressiva. Ovviamente sono miracoli che si pagano: l'animazione del drago è costata 22 milioni di dollari, più della paga di qualsiasi divo di Hollywood.


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