CRYING FREEMAN di Christophe Gans, con Mark Dacascos, Julie Condra Douglas, Rae Dawn Chong, Tcheky Karyo. USA/Jap, 1995. Distr.: RCS/UIP

Killer suo malgrado, il Freeman combatte la mafia giapponese per conto di una setta segreta cinese dei Figli del Drago, dalla quale a sua volta cerca di affrancarsi.

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Nasce come sceneggiatore di fumetti questo Christophe Gans, regista qui al suo esordio nel lungometraggio commerciale. E dal mondo dei fumetti giapponesi, i manga, viene il personaggio di Crying Freeman, creato da Kazuo Koike e Ryoichi Ikegami e ispirato a sua volta alle antiche leggende cinesi. Il Freeman è un combattente la cui anima e la cui volontà è sono assoggettate alla setta per la quale uccide: assassino suo malgrado, tradisce il tormento per la sua schiavitù versando una lacrima per ogni delitto. Lacrime di coccodrillo che vengono meglio con la china dei disegnatori che con la vaselina dei truccatori del cinema. Va da sé infatti che una storia così dichiaratamente irrealistica, trasposta dalle tavole disegnate ai personaggi in carne ed ossa, corre continuamente il rischio di veder svanire il mistero nel ridicolo. E' il problema comune a quasi tutte le trasposizioni sullo scherno degli eroi dei fumetti. Se la cava a metà Christophe Gans, sopperendo con un buon mestiere alla debolezze del racconto e riuscendo a restituire almeno in parte l'atmosfera lugubre e allucinata di questo personaggio dolente e bizzarro.


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