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In un paesino di frontiera degli anni Trenta, un pistolero apparentemente senza scrupoli si destreggia abilmente fra due bande rivali.
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Si sente dire spesso che al giorno d'oggi la vita umana vale sempre meno. Questo film consente una stima approssimativa: facendo un calcolo tra il numero di morti ammazzati e il costo del biglietto, direi che si viaggia sull'ordine delle cento lire a cadavere. E siccome i divi costano più delle comparse, l'unico a restare in piedi alla fine è il protagonista: da cui il titolo. Certo è che in "Last Man Standing" le vittime sono più numerose delle idee: benché il film vanti di ispirarsi a "Yojimbo", il capolavoro di Kurosawa già saccheggiato dal nostro Sergio Leone in "Per un pugno di dollari". Il che testimonia una certa sovrapposizione di generi, visto che "Yojimbo" era un film di samurai e questo è un film di gangster che somiglia però in tutto e per tutto a un western. Walter Hill, che di western ha molta esperienza, ha messo una corriera invece della diligenza, un meccanico al posto del maniscalco, due revolver al posto delle vecchie Colt, ma per il resto ha girato tutto in perfetto stile cow-boys, con tanto di sceriffo e saloon, puttane e pistoleri. Il risultato è un pastiche accolto con molta freddezza alla sua apparizione al Festival di Venezia. Certo non è un film da intellettuali: ma gli va riconosciuto almeno un grande mestiere. Buon ritmo, molta azione e qualche caratterizzazione intrigante mascherano come possono il vuoto della trama. Insomma, una spettacolare ecatombe fatta apposta - è il caso di dirlo - per ammazzare il tempo.
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