|
Due adolescenti innamorati, un poliziotto trasformista, una donna vendicativa e un arrogante redento interpretano la loro parte nella "commedia disumana" della vita.
|
Chi lo avrebbe detto? Per me Lelouch era sinonimo di indigeribile polpettone sentimentale, così come Bernard Tapie di immorale bancarottiere. E invece eccoli insieme rivelarsi regista e attore di tutto ripetto. Certo, non si sono emendati miracolosamente dei loro peccati: Lelouch continua a indulgere nella filosofia spicciola e Tapie resta un pur simpatico mascalzone; ma non si possono ignorare i loro meriti in questa originale commedia, al tempo stesso lugubre e divertente. Lelouch proclama l'ambizione di fare un film con un grande soggetto: e sceglie addirittura la commedia umana (che si compiace di definire disumana), con il suo intreccio di passioni e rancori, meschinità e gesti nobili. Ma, a discapito della ponderosità del tema, lo affronta con una insolita leggerezza di tocco. Dall'alto del suo ruolo di supremo demiurgo (il film lo scrive, lo dirige, lo produce e lo filma) si districa con ironia e con eleganza attraverso i paradossi dell'amore e le sorprese del destino. Mentre Tapie gioca con altrettanta destrezza sul suo (millantato) credito di seduttore e di affarista. Insieme sanno dar vita a un'opera singolare, che brilla proprio per la loro dichiarata e reciproca immodestia.
|