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Un uomo stressato, che non riescie più a conciliare famiglia e lavoro, si fa clonare per far fronte a tutti i suoi impegni. Ma i suoi problemi si moltiplicano con lui.
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Chi non ha mai usato l'espressione farsi in quattro di fronte a incombenze difficili e inconciliabili fra di loro? L'idea del film è di prendere l'espressione alla lettera e, aggiornando il vecchio tema del doppio alla luce dei miracoli futuribili dell'ingegneria genetica, mettere in scena i paradossi che nascono dalla convivenza delle varie personalità. Dunque uno spunto dichiaratamente fantastico, che dà vita però a situazioni umane e realistiche, rendendo visibile ed esilarante quel conflitto fra parti diverse di noi stessi che fa parte dell'esperienza quotidiana di tutti. È una chiave di racconto originale e raffinata, che il regista Harold Ramis aveva già usato nel precedente "Ricomincio da capo", storia di un uomo che si trovava a rivivere continuamente lo stesso giorno. Il risultato è una commedia di gran classe. Non si sa se ammirare di più il virtuosismo degli autori nell'escogitare le situazioni (c'è dietro uno stuolo di sceneggiatori, fra cui l'autore di "Animal House" e quelli di "Scappo dalla città"), quello dello degli effetti speciali nel far convivere i vari cloni del protagonista nella stessa inquadratura (il mago è Richard Edlund, quattro volte Oscar con le saghe di Guerre Stellari e Indiana Jones) o quello di Michael Keaton nell'interpretarli. Sarà che Keaton aveva fatto pratica con l'identità segreta nei "Batman": fatto sta che stavolta dà prova di superbe doti da commediante, dando a tutte le varianti di sé stesso sfumature diverse, riconoscibili e divertenti.
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