Robot digitali e angeli ribelli
di Paolo Vernaglione

La notizia che i tre episodi della saga ideata da George Lucas, "Guerre Stellari", è nelle sale, in un'edizione digitalizzata, rimasterizzata, con nuove scene, aggiunte, ed altre già presenti nel progetto e non realizzate o tagliate, tocca un nervo scoperto degli appassionati di cinema. Non solo per loro è stato concepito questa monumentale riedizione: ricordiamo infatti che la trilogia è stata uno dei più grandi incassi di tutti i tempi. Però disegna un terreno, congeniale ai cinefili, su cui oggi il cinema difficilmente rimane. E' interessante misurare la distanza da quell'anno nel modo in cui il cinema e la tv ce lo fanno vedere. Rievocazioni del '77 per fortuna in TV se ne vedono (fin'ora) poche; per fortuna, perchè quelle viste gridano vendetta. Apparso come un fantasma, quell'anno mima nei commenti il blabla democratico intorno al movimento, fautore di terrorismo e anni di piombo. Ma il '77 non era solo questo. In certo modo era "Guerre stellari" con la voglia e il bisogno di farla finita con le categorie attrezzate del gusto, della politica e dell'estetica tronfia che fino a quel momento imperavano. Nel caso della trilogia la tecnologia digitale fa un regalo al cinema (al contrario di quando per esempio colorizza, artificializza, rende vacuo il rapporto del film col suo passato). Oggi Harrison Ford e Carrie Fisher tornano figure di movimento, avanguardie rivoluzionarie che contraffacevano l'estetica anche filmica del potere, del lavoro, della catena di montaggio e dell'idea della centralità della fabbirca.Contingui agli indiani metropolitani e al convegno sulla repressione di Bologna, i personaggi della trilogia sbeffeggiavano Hollywood sul suo terreno. Producevano un immaginario. Non a caso non se ne parla, sulla stampa, nel presentare la riedizione. Eppure rieditare non vuol dire riportare alla luce, rileggere, risignificare la realtà. Immaginario era la parola canonica allora, che voleva dire tutto quello che ci passava per l'anticamera del cervello, non ancora "interfacciato" e virtualizzato, e soprattutto voleva dire, come afferma Lucas oggi, scoprire una nuova terra, finalmente non simbolica, non paterna né materna, ma proprio visuale, fatta di graffiti, neologismi e bisogni. "Guerre stellari" era la consacrazione della teoria dei bisogni predicata da Hagnés Heller (chi se la ricorda oggi?) Adesso forse è la rilegittimazione di un percorso, personale e politico, ma anche esistenziale e di formazione delle individuali passioni, che come allora è giusto mettere al centro del "discorso". Solo che la differenza non passa più, oggi, tra visione istituzionale e sovversiva del mondo, ma tra visione del cinema europeo marcato da "quote" e "protezionismi", e visionarietà, cioè desiderio messo al lavoro, hollywoodiana, che è globalizzante, capitalista, mercantile e fa sognare. Il '77 di "Guerre Stellari" tutto questo lo prefigurava, spostando in continuazione il territorio da questo mondo ad un altro, ad un altro ancora etc; fino a far diventare visibile la fantascienza, recuperando un concetto semplice che la cultura e l'accademia precedente saltavano a piè pari: il futuro è l'oggi, trasformato, mascherato, ma pur sempre oggi, non domani o dopo. Intorno a questo le settantasettine "Guerre stellari" e i suoi due seguiti, prigionieri del riflusso della spettacolarità, sbancavano e davano fastidio, sia alla Hollywood dei generi sia all'Italia dei Leone e Kossiga. Su quegli anni, in cui si comincia a parlare di spettacolarità al cinema, è uscito lo splendido libro di Enzo Ungari, "Proiezioni private", e varrebbe la pena andarsi a leggere i gustosi retroscena delle mitiche edizioni di Venezia con Lizzani. Nessun immaginario viene messo in discussione, rifiutato e ricostituìto, come in quell'anno, di cui oggi si balbetta, forse perchè non rientra nei progetti di "riunificazione" europea e della memoria. Forse bisogna cominciare a dire che la generazione degli "invisibili" è un'invenzione mediatica, e che di invisibile nel '77 non c'era proprio nulla, tranne l'opacità della politica di partito che non capiva niente e quella dell'ideologia tradizionale che capiva ancor meno. La ri-ghettizzazione della memoria oggi è il relegare il movimento e questa generazione nel regno fantascientifico dell'invisibile, del virtuale; il marginale di venti anni fà. "Guerre stellari" è invece il miraggio che si fa realtà e viene voglia di augurarsi che le immagini generate da computer rieditino anche qualcosa di quegli anni. Così, tanto per vedere quanti spettatori fa.

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