Il convegno è stato anche occasione per parlare della ridefinizione di molti mestieri, costretti a cambiare da internet. Per Franco Carlini, giornalista e scrittore, la bolla speculativa che ha fatto guadagnare grandi quantità di denaro ad alcune persone, ha avuto un effetto dirompente, costringendo molti settori “a ripensare il proprio mestiere”. In un mondo in cui le idee circolano liberamente, occorre “dare di più e lavorare meglio. C'è del rischio, ma si ottengono più soddisfazioni”.
Carlini ha citato molti esempi di testate online chiuse recentemente per mancanza di denaro e di alcune che hanno trovato un modo per sopravvivere. La rivista Salon.com, che esiste solo sulla rete, ha un bilancio annuo è di 7,5 milioni di dollari e si trova in difficoltà, perché gli investimenti pubblicitari non sono sufficienti. L'editore ha quindi ideato una forma di abbonamento Premium, a 30 dollari all'anno, che consente al lettore di evitare ogni forma di pubblicità invasiva quali pop up e interstitial. The Wall Street Journal, invece, fa leva su un brand forte, contenuti e database eccellenti e a ha un costo molto contenuto.
Funzionano anche i modelli ‘ibridi', come quelli della rivista francese Transfert, che offre contenuti parte gratuiti e parte in abbonamento e offre un service giornalistico specializzato che confeziona servizi, articoli e speciali per altre testate francesi.
Grassilli e Neri, i papà di Clarence
In un botta e risposta scoppiettante i due fondatori di Clarence, che facevano parte della redazione di Cuore, hanno delineato uno scenario possibile della rete. “Forse Internet 2.0 non è il nome giusto, visti i tempi che corrono avremmo dovuto chiamarlo Internet 0.5 Beta, ma se funziona il prossimo anno potrà essere 2.5” scherzano i due, che fanno la loro presentazione con l'ausilio di vignette disegnate da Roberto Grassilli.
Internet ha dato adito a molte incomprensioni, è stato prima sopravvalutato e, successivamente, sottovalutato. Secondo Grassilli e Neri ci sono una serie di parole che sono state di moda per 6 mesi e poi sono svanite nel nulla: 1996/Free web; 1997/motore di ricerca; 1998/e-commerce; 1999/free internet; 1° semestre 2000/portale; 2° semestre 2000/B2B; 1° semestre 2001/Peer to Peer; 2° semestre 2000/internet a pagamento. Internet, però, è tutto questo. La gente “vuole utilizzare internet per cercare informazioni, per acquistare beni e servizi”.
Per Grassili e Neri è stato assurdo aspettarsi dei guadagni facili. La rete è stata trattata come un grande fenomeno di massa, quando la massa ne aveva sentito solo parlare e non lo conosceva davvero.
La frase ‘Il banner è morto' è stata un'altra parola d'ordine che ha popolato le pagine dei giornali. “Un altro trend stagionale” dice Grassilli. Si è passati dai banner “bassi e larghi ai banner alti e stretti, possibilmente sulla destra della pagina, ma il vero problema è la creatività”.
Insomma, il web è stato “esaltato ed esecrato, è stato trattato come una moda passeggera e poi come uno stile di vita, ma è in realtà un mezzo fondamentale”.
Presto si aprirà il sipario dei servizi pagamento, che funzioneranno con successo se saranno davvero validi. “Gli utenti non saranno disposti a pagare i servizi che hanno sempre utilizzato gratuitamente” dice Grassilli.