Il concetto di "verità" è probabilmente uno dei più ambigui che ci sia sul mercato del peto cerebrale e la menzogna costituisce la qualità più condivisa dalla specie umana (probabilmente non solo umana comunque) il cui perdurare nel tempo e nello spazio potrebbe fare supporre ragionevolmente che essa rappresenti una forma - se non la forma suprema - di intelligenza. Da cui la battuta gesuitica: "mentire come respirare, e viceversa reciprocamente".
Hanno mentito, mentono e mentiranno tutti almeno una volta per sopravvivenza, per divertimento o per sottomissione al Principio di Economia caro al monaco Ockham: Dio mentì ad Abramo quando gli disse che doveva sgozzare suo figlio (perché si era abbonato a Selen), i rabbini mentivano quando sostenevano nel Talmud che Dio passa circa un terzo della sua giornata a leggere il Talmud (perché Dio non sa leggere e, comunque, preferisce giocare a basket), Amleto mentì quando affermò "pagare il canone RAI o non pagarlo, questa è la domanda" (perché non esisteva ancora la tv), Fede non mente perché per poterlo fare è necessario non essere un invertebrato e, infine, Fassino mente per omissione quando parla di ricompattare la sinistra (perché per ricompattare qualcosa, questo qualcosa deve esistere).
Dopo millenni di orgasmi intensi le cui urla si sono perse nel profondo spazio, all'inizio del secolo scorso, Tarski - un polacco ubriacone - definì la verità nel modo seguente: P è una proposizione, quindi {"P" è vera se e solo se P}. La definizione di verità tarskiana - del tutto simile ai borborigmi aristotelici - è una vera barzelletta lapalissiana, in effetti, ma è ciò che c'è di meglio nel supermercato dell'epistemologia domenicale. Comunque, per intenderci, ecco un esempio pragmatico di verità tarskiana: {"Frattini è un genio" è vero se e solo se Frattini è un genio}, il che è comunque falso. Infatti, Tarski dimostrò che il concetto di verità - cioè dell'"essere vero" - non può essere espresso nel linguaggio (inteso come universo) con cui vengono espressi gli enunciati dei quali si vuole determinare la verità. Bisogna quindi creare un linguaggio ad hoc - un meta-linguaggio - "superiore" al linguaggio degli enunciati stessi in modo che il concetto di verità che riguarda questi ultimi abbia senso: è un po' come salire le scale della Torre Eiffel per poter ammirare il paesaggio incantevole dei Champs de Mars dove ci si schiaccerà come una crêpe dopo aver deciso che sarà giunta l'ora del suicidio.
Quasi contemporaneamente, Goedel - un ubriacone ipocondriaco austriaco - dimostrò nel suo teorema di completezza che "verità" e "dimostrabilità" sono equivalenti: {"P" è vero se e solo se è dimostrabile}. Carnap e qualche altro demente tentarono di tradurre il concetto di "dimostrabilità" nel concetto di "verificabilità" più vicino ai processi "reali", ma di ciò non parleremo perché non mi pagano abbastanza. Lo stesso Goedel, dopo avere più che intuito - in preda a una crisi di astinenza di Stroh - che il concetto di "dimostrabilità" ha senso quando invece quello di "verità" no (d'altronde, Goedel non pronunciò proprio la parola "verità", contrariamente a coloro che hanno stronzate trascendenti da condividere con la folla in transe), dimostrò però che esistono proposizioni indecidibili - i goedeliani - quindi proposizioni che non possono essere dimostrate all'interno del linguaggio in cui vengono espresse: è pressoché equivalente a quanto dimostrato dall'ubriacone polacco Tarski, ma in tedesco. Ciò è dovuto al fatto che un linguaggio "potente" e non-contraddittorio - quindi in cui non possono convivere contemporaneamente una cosa ed il suo contrario, non come succede intresicamente per la sinistra italica - è sì capace di esprimere la propria non-contraddittorietà ma non è capace di dimostrarla. Infatti, partendo dall'enunciato {non sono vero} si dovrebbe avere {"non sono vero" non è vero se e solo se non sono vero}, ma per la definizione tarskiana di verità e per il cosiddetto lemma di diagonalizzazione - una stronzata - avremo anche {"non sono vero" è vero se e solo se non sono vero}; ciò ci conduce a sbattere dritti nella contraddizione {"non sono vero" è vero se e solo se "non sono vero" non è vero}. E' il paradosso del mentitore in tuta mimetica: ragionare su "io mento" implica una contraddizione perché dico il vero se e solo se dico il falso, e viceversa reciprocamente. A questo punto sorge spontanea la domanda: perché abbiamo diviso il giorno in 24 ore quando abbiamo 20 dita e due polsi?
Ma ciò non finisce qui perché, in realtà, è possibile aggiungere un goedeliano al linguaggio considerato facendogli assumere il ruolo di assioma aggiuntivo, cioè di enunciato primitivo che non richiede alcuna dimostrazione poiché costituisce così uno dei mattoni su cui si costruiscono le dimostrazioni, quindi - grosso modo - gli enunciati del linguaggio. In effetti, se P è un goedeliano e se L è l'assiomatica del linguaggio in cui P è indecidibile (per assiomatica si intende proprio il complesso delle cose fondamentali e primitive su cui si costruisce il linguaggio: gli assiomi), si può considerare i giorni dispari L* = L + P o L + (non-P) i giorni pari, ed vedere apparire sotto i nostri occhi pieni di ammirazione la nuova assiomatica L* che, se L è non-contraddittoria, lo è anche lei.
Il linguaggio detto naturale - cioè il linguaggiocomune che chiameremo d'ora in poi affettuosamente LING - è un linguaggio più complicato della maggior parte dei linguaggi rigidi della matematica, dell'informatica e di quello dei pesci rossi perché è contemporaneamente un linguaggio ed il proprio meta-linguaggio. In effetti, in LING possono convivere sia P che considerazioni su P. Non è fantastico?
Guarda caso, il linguaggio della Legge, intesa come formalizzazione "naturale" nei diversi codici e costituzioni delle interazioni umane, viene espressa tramite una versione minimale di LING, che chiameremo d'ora in poi COD per comodità. Per la sua natura, si può supporre che COD sia non-contraddittorio (se non lo fosse, si potrebbe affermare che la Legge non è uguale per tutti; per fortuna, non è il caso), che vi sono enunciati indecidibili (perché dello stesso tipo del paradosso del mentitore) e che il concetto di verità (di dimostrabilità) viene espresso al termine dei processi e delle inchieste.
I politici - che di menzogna ne sanno più di quanto potrebbe sopportare un generatore pseudo-casuale di frasi prive di senso e che si sono portati volontari negli esperimenti di incubazione del virus della goedelite - hanno ben intuito e poi sfruttato il fatto che COD ricopriva alcune notevoli caratteristiche plastiche. Infatti, quando un enunciato P viene definito goedeliano in LING - molto spesso per inerzia, non per la sua natura intrinseca - questo può essere ricondotto ad un enunciato più debole E* in COD. Non è allora più necessario affaticarsi: basta prendere questo E*, aggiungerlo alla parte assiomatica ASS del LING - quindi, a fortori, del COD - e sigillare le porte prima di innescare la bomba probabilistica di Schroedinger.
E' proprio quanto succede con il concetto di "conflitto di interessi" (CDI): se c'è CDI, ciò implicherebbe il suicidio di massa dei zerbini nonché del portinaio del palazzo; se non c'è CDI, ciò significherebbe che la situazione oncologica italica è grave (fase metastatica avanzata o addirittura terminale). Imbarazzante.
Perciò, una fetta non trascurabile dei rappresentanti del popolo - meglio conosciuti sotto la denominazione controllata di politici - e del popolo stesso - che ritiene opportuno di regredire allo stato di pappagallo delle Mauritius per ignoranza o per scelta di vita - preferisce classificare il CDI nel catalogo dei goedeliani per non essere costretti a dimostrare che il CDI non c'è. Infatti, se il CDI è un goedeliano, che si scelga CDI o non-CDI come assioma aggiuntivo di ASS è del tutto irrilevante perché ASS + CDI o ASS + (non-CDI) non implicherebbero comunque alcuna contraddittorietà dal momento in cui si suppone che ASS è non-contraddittoria. E' la famosa strategia dello struzzo.
La prossima settimana non parleremo di ciò di cui non si deve parlare per evitare che se ne parli. Sono il Principe delle Tenebri e trombo chi voglio! Capito?!?!?!?!?!?!?!?!?!?Diogene Van Botul