Il secondo comma 332 del Codice della Chiesa regola la "rinuncia del Romano Pontefice al suo ufficio". Libera rinuncia, non dimissioni, perché alcuni ubriaconi sostengono che il Papa non ha superiori su questa terra cui presentarle. Rinuncerà o non rinuncerà? Questa è la domanda da 1000 Euro. Dopo l'area "progressista", l'area "conservatrice" della gerarchia vaticana sembra essere afflitta da una certa insofferenza nei confronti del polacco incoronato che la spinge nei limbi dell'auspicio al rinuncio papale e al restauro della punizione corporea per i segaioli recidivi. Per alcuni pseudo-critici sembra vi sia "un sospetto di mentalità "manageriale" che nulla ha che fare con lo spirito del Vangelo" (Vittorio Messori dixit) ed è magari proprio "il mistero di un Dio che ha voluto salvare il mondo per mezzo della sofferenza" che spiegherebbe la scelta di un'ultra-ottantenne alla guida della Chiesa Cattolica. L'unica cosa certa, è che se il Papa volesse partecipare al Giro d'Italia, sarebbe immediatamente arrestato per doping prima ancora di salire sulla sua sedia a rotelle da competizione. Ma Messori, in preda ad una visione mistica, continua: "è, forse, la Chiesa un'azienda le cui sorti dipendono dai check-up sanitari dei suoi amministratori?". Ebbene, sì. Il Vaticano è una multinazionale come le altre: non può permettersi di mettere in pericolo i santi benefici dei suoi azionisti-amministratori, quindi la salute dell'azienda, nel voler mantenere a tutti costi 70 chili di carne imbottita di farmaci al penultimo piano della Cappella Sistina, appena al di sotto del Verbo che si fece carne.
Lo dico subito: il problema reale non risiede tanto nella potenziale scelta papale (che riguarda solo lui ed i suoi seguaci, i cattolici) di cui è comunque auspicabile chiedersi se verrà fatta nei pieni potere psichici e fisici dell'interessato - domanda che farebbe comunque ridacchiare come una iena qualunque gerontologo degno di questo nome - quanto nel senso assunto dalla Pasqua cristiana, dai continui riferimenti alle Sacre Scritture - anche per la scelta della data di scadenza di un feto - e dall'entità chiamata "Gesù" dagli inquilini della fede cristiana, per l'appunto. In altri termini, e detto in modo drastico: chi era 'sto Gesù?
Vi sono più tesi al riguardo: 1) la tesi tradizionalista in cui tutto ciò che è consegnato nei Vangeli è assolutamente autentico e rappresenta quindi un perfetto compendio di documenti storici redatti da testimoni diretti ispirati dallo Spirito Santo; 2) la tesi secolare in cui il Gesù dipinto nei Vangeli assomiglia molto al Gesù che è esistito al I° secolo della nostra era, ma si è consapevoli che alcuni dettagli leggendari sono stati aggiunti in seguito (nascita verginale, miracoli, ecc.) [è la tesi predominante oggi... è più o meno la tesi dei "manuali scolastici"]; 3) la tesi criptica in cui Gesù è esistito ma non è l'uomo dipinto nei Vangeli: in funzione della decodifica, Gesù viene presentato come un rivoluzionario, come un ebreo "milleranista", come un sicario, come un zelota, ecc. [è la tesi di Turmel, di Eisler e di Rougier]; 4) la tesi minimalista in cui Gesù è esistito ma non si può dire quasi nulla su di esso perché il mito ha interamente ricoperto il personaggio [è la tesi di Loisy e di Guignebert] e, infine, 5) la tesi mitica in cui Gesù non è esistito: nessun documento probante dimostra la sua esistenza [è la tesi di Couchoud, di Alfaric, di Las Vergnas, di Fau, di Ory, di Watson, di Allegro, di Wells e di Doherty].
Le tesi 3), 4) e 5) non sono poi così distanti poiché i loro sostenitori concordano sull'idea che i Vangeli siano stati composti tardivamente e che gli autori hanno contraffatto la storia; le divergenze consistono nel fatto che gli uni suggeriscono che Gesù sia un uomo divinizzato, quando gli altri vedono un dio umanizzato. La 5° tesi, benché sia la più solida scientificamente, è quella scandalosamente occultata al pubblico da i "professionisti", esattamente alla stessa stregua dell'età reale di Marina Ripa di Meana (alcune fonti parlano di un numero a tre cifre).
La storicità di Gesù, i principali eventi della sua vita, le sue parabole e i suoi insegnamenti non possono essere messi in dubbio dalla Chiesa Cattolica perché questi vengono presentati come "verità di fede", quindi come dei "dogmi" (dal greco: "dokeo" = "io credo"), cioè come parti integranti della Rivelazione. E' la 1° delle suddette tesi, ovviamente. Analizzarli e criticarli (nel senso storico-scientifico della parola) diventa allora difficile perché questo atto viene interpretato come un'aggressione di tipo blasfemo nella classificazione universale di Gasparri il Grande (re del Mar Nero, morto suicida dopo aver perso la dentiera nei bagni pubblici dei bassi fondi dell'antica Roma). Il cardinale Joseph Ratzinger - uno dei più illustri rappresentanti dell'Illuminismo contemporaneo, soprannominato il "mastino bavarese" - dichiarò a questo proposito: "il dovere di critica si ferma al dovere di amore per la Chiesa!". Inequivocabile. Manca solo l'olio di ricino e i clisteri di acqua ossigenata in piazza pubblica, con la banda municipale di Casalpusterlengho in azione. Ma se Gesù è esistito, esso è inevitabilmente un personaggio storico, quindi un individuo sul quale si può razionalmente indagare, senza nemmeno gargarizzarsi con peti più o meno teologici: il Nuovo Testamento (ed in particolare i 4 Vangeli) dovrebbe quindi contenere almeno alcuni elementi di natura storica nei suoi riguardi e non dovrebbe essere comunque difficile trovare tracce della sua esistenza e delle sue manifestazioni pubbliche in altri testi quindi in altri autori, suoi contemporanei.
Se non fosse così, sarebbe lecito chiedersi se la nascita del cristianesimo non sia dovuta all'incarnazione di una favola. Alcuni preferiscono sostituirgli il termine "mito". Io preferisco gli spaghetti alla bolognese.
Per conoscere Gesù al di fuori di eventuali crisi mistiche più o meno sporadiche, è necessario ricercare informazioni nella letteratura profana contemporanea ai fatti a lui attribuiti perché solo questa non è a priori alterata da considerazioni religiose, politico-religiose o gastro-intestinali.
Ma non vi sono testimonianze dette "pagane": né in Eusebio (che dimostrò che i "processi verbali di Pilato" - di cui si vantava Tertulliano - erano falsi) , né in Plinio il Vecchio (benché visitò la Palestina testimoniando tra l'altro della presenza degli Esseni), né in Persio, né in Seneca (benché sia stata maldestramente fabbricata una falsa corrispondenza tra lui e San Paolo), né in Plutarco, né in Giovenale, né in altri autori e storici dell'epoca. Nemmeno nei saggi di Enzo Biagi.
Non vi sono nemmeno testimonianze ebraiche (il che è molto più sorprendente poiché Gesù, essendo ebreo, visse proprio tra di loro): nessuna allusione in Filone di Alessandria (che scrisse pertanto più di 50 trattati tra cui "Era di Pilato"), nulla in Giusto di Tiberiade (che visse in Galilea), niente in Flavio Giuseppe (malgrado un passaggio in cui parlerebbe di un Messia: oggi è stato dimostrato che questo passaggio consisteva in una presa in giro dei cristiani, cosa non rara all'epoca; inoltre, in Palestina in particolare, il messianesimo era diffuso quanto i pidocchi nella criniera di Piero Pelù; d'altronde, Bourseiller - che non aveva nient'altro da fare - ha contabilizzato più di 160 "Messia" dall'anno 1 all'anno 1993 (tra cui Rael e Hubbard nei più recenti): l'inflazione messianica sembra quindi essere un'invariante storica) e niente nemmeno nel Talmud (la leggenda del soldato romano Pantera e della prostituta ebrea Maria non solo è contenuta in una raccolta tardiva, quindi inaffidabile cronologicamente, ma rappresenta anche una caricatura appena velata dei Vangeli).
Da ciò non si può per forza presumere l'inesistenza di Gesù, ma si può affermare che se è esistito, non rivestiva l'importanza che gli apologeti gli attribuirono: tutt'al più, possiamo accreditare i passaggi non ritoccati dei loro testi in cui, in effetti, descrivono le prime comunità cristiane nel primo quarto del II° secolo.
Lasciando da parte la datazione e gli autori presunti del Nuovo Testamento (una raccolta di 27 libri di cui solo i "4 Vangeli" - dal greco: "eu-aggelion" = "buona novella" - descrivono episodi dettagliati della vita di Gesù) che, comunque, non è di "prima mano", possiamo concentrarci su alcuni dettagli testamentari - poiché non c'è nulla di più da studiare - riguardanti la cosiddetta Natività.
La data di nascita di Gesù? Il Vangelo di Marco - considerato come il più antico dalla maggior parte degli specialisti - non ne dice nulla. Secondo Matteo, Gesù è nato al tempo del re Erode. Per Luca, Maria concepisce 6 mesi dopo sua cugina che concepisce nei giorni di Erode, re della Giudea. Questi due evangelisti collocano quindi la nascita di Gesù al più tardi nel -4, poiché tutti gli storici ammettono che Erode il Grande sia morto a quella data. Ma Luca complica tutto - come sempre - quando afferma che Gesù nacque durante il primo censimento di Quirinio, l'allora governatore della Siria. Questo primo censimento è ben documentato dagli storici: fu ordinato da Roma per fissare le imposte dirette in Giudea, nel 6 della nostra era. Ciò implica che vi sono 10 anni di scarto con la datazione precedente. Porca vagina! L'incompatibilità è totale a meno di essere strabico: Gesù sarebbe alla soglia dell'adolescenza in Matteo quando invece sarebbe appena nato in Luca! Le vie del Signore (e degli uomini) sono impenetrabili! Ma Luca è recidivo quando dice che Gian Battista predicava nell'anno quindici del principato di Tiberio Timperi, cioè nel 28, e che Gesù iniziò poco dopo la sua vita pubblica, all'incirca nei suoi trent'anni. Una semplice sottrazione (per i pigri o per i ritardati: 28 - 6 = 22) mostra che vi è ancora un errore di 10 anni. O uno dei due evangelisti si sbaglia, o si sbagliano entrambi.
Comunque, è solo nel VI° secolo che il monaco sciita Denys il Piccolo - il "giocoliere numerico" sarebbe una qualifica più opportuna visto il suo vizietto - fece nascere Gesù nell'anno 1 fissando così l'inizio dell'era cristiana. I giochetti di destrezza computazionale di Denys la Malizia servivano a dimostrare la coerenza interna degli scritti che non potevano, per natura, essere contraddittori.
A ciò dobbiamo aggiungere che la data del 25 dicembre - quindi la festa di Natale - non è data da nessuno Vangelo. Apparve per la prima volta nel 335, quando, per motivi politico-strategici, la Chiesa di Roma credette abile far corrispondere la nascita di Gesù con la nascita del dio Mitra celebrato al solstizio ("Sol Invictu" = "festa del sole invincibile") d'inverno sui colli vaticani, con il leggero ritardo di qualche giorno che ritroviamo tutt'oggi, per la gioia dei commercianti.
Questi errori e queste contraddizioni potrebbero essere dovuti al fatto che la maggior parte degli ebrei di allora non si accontentava di aspettare la venuta del Messia: sapeva, da una profezia, quando questa doveva accadere. A meno che, più prosaicamente, gli evangelisti abbiano ricamato attorno a tradizioni orali che, come sanno tutti, sono affidabili quanto le promesse elettorali di Berlusconi.
Il luogo di nascita? Marco fa a pensare che Gesù sia nato a Nazareth, in Galilea, quando invece Matteo e Luca lo fanno nascere a Betlemme in Giudea. Ancora una contraddizione. Supponiamo che sia Nazareth in Galilea perché Gesù si fa chiamare "il Nazareno". Ma l'aggettivo "nazareno", inteso come "del paese di Nazareth" risulta molto probabilmente da un errore di traduzione dei compilatori tardivi. Infatti, "di Nazareth" o "nazaretano" si traduce in greco con "nazarethenos", "nazarethanos" o "nazarethaios", e non "nazarenos", "nazòraios" o "nazarénos", come scritto nei Vangeli. Invece attribuire la derivazione dal termine ebraico "nazir" ("NSR"), che significa "il santo" o "il consacrato", creerebbe meno difficoltà... ma ci allontanerebbe da Nazareth. Nazareth? Nessun autore del I° secolo, compresi gli ebrei, menziona il nome di questa cittadina che appare nei testi solo al II° secolo. Strano. Gesù sarebbe quindi nato a Betlemme, città in cui Davide avrebbe ricevuto l'unzione reale. Un bel simbolo. Ma si sa che attorno a Betlemme i "pagani" celebravano la nascita del dio dei cereali Tammuz (Adone), oggi chiamato Kellogg's. Orbene, come Hermes, Dioniso, Mitra o Zeus, questo dio fenicio nasceva in una grotta, simbolo della terra-madre che ritroviamo quasi tale quale nel presepe di Natale popolarizzato nel XIII° secolo da San Francesco di Assisi - a cui la tradizione ha aggiunto il bue e l'asino per confermare una profezia di Isaia trascurata dagli evangelisti - birichini! - e a cui bisognerebbe aggiungere oggi un barattolo di candeggina.
Appropriarsi di un luogo sacro è una cosa banale nella storia delle religioni. Soprattutto quando si tratta di giustificare a posteriori antiche profezie...
I genitori di Gesù? Matteo, Luca e Giovanni nominano Giuseppe come "padre" di Gesù. Marco se lo dimentica. Succede. I due primi affermano che Giuseppe discende dal re Davide, il che è conforme alle credenza ebraiche di allora, ma ne discende da Giacobbe per Matteo e da Elia per Luca. Quindi, risalendo la genealogia fino ad Abramo, il primo conta 40 gradi, l'altro 56. 16 generazioni di scarto dà un senso di imbarazzo difficilmente eliminabile. Ma Zaccaria - di cui il principe decaduto della RAI è la reincarnazione per errore - aveva annunciato che il Messia sarebbe della "casa di Giuseppe", quindi, in fondo, l'imbarazzo non poteva essere una delle prerogative degli evangelisti. Per fortuna, non disse che sarebbe stato della "casa delle Libertà", sennò avremmo oggi Berlusconi mezzo nudo su un crocefisso. Comunque, è difficile percepire quale fosse l'interesse di sventolare genealogie davidiche così complicate quando Giuseppe è solo il "padre adottivo" di Gesù. Questo si spiegherebbe comunque se le informazioni che riguardano la verginità di Maria fossero state integrate in un secondo tempo negli scritti della Natività. Inoltre, Marco, sempre lui, è muto sull'eccezione fisiologica di Maria: la partenogenesi. Persino l'apostolo Paolo, benché notoriamente ossessionato da questioni sessuali, scrive solo che Gesù è nato da una donna.
Orbene, questa verginità e questo tipo di nascita straordinaria attribuite ai saggi e ai grandi filosofi per sottolinearne il carattere divino o eccezionale (Pitagora nasce da Apollonio e dalla vergine Pythais) sono tipici degli ambienti greco-romani in cui vengono redatti i Vangeli e in cui i primi proseliti filo-cristiani o cristiani tout court tentavano ostinatamente di diffondere la "buona novella". I primi cristiani hanno volgarmente mimetizzato tradizioni ebraiche in un corpus digeribile dai non ebrei? Più che probabile. Villani! Pertanto, la cosa certa, è che credevano di aver trovato una giustificazione della nascita straordinaria di Gesù nella Bibbia dei Settanta, che sembrava riferirsi ad una vergine. Ma una vergine in che senso? La traduzione corretta della parola ebraica "halamah" non è "vergine" (= "betula"), ma "giovincella": quest'errore proviene dalla traduzione greca della Bibbia dei Settanta ("pathenos" invece di "néanis") da cui Matteo attinge l'oracolo.
Passiamo direttamente alla morte di Gesù. La morte? La morte del Messia era annunciata nel dettaglio dai profeti del Vecchio Testamento e le raccolte delle profezie che la descrivevano circolavano nel mondo ebraico della Palestina alle quali si riferivano i credenti che aspettavano con ansia l'arrivo del loro liberatore. I primi di questi credenti furono gli Esseni che avevano elaborato una teologia attorno alla figura del "Messia sofferente" - il "Maestro della Giustizia" - come lo presentava Isaia. E infatti, gli Esseni sono molto probabilmente la chiave delle origini del cristianesimo.
La croce? La si trova in numerose religioni anteriori al cristianesimo, senza parlare della "croce cosmica" di Platone.
La redenzione con il sacrificio di un dio? La si ritrova nelle religioni "a misteri" in cui si parla di un dio sofferente che moriva e risuscitava per i suoi fedeli guarda caso all'equinozio di primavera, quando la vita della natura risorge dall'inverno: ogni anno, Tammuz (Adone o Kellogg's), Osiris morivano e risuscitavano dopo tre giorni; Attis, Ishtar, Orfeo e Daniele Luttazzi scendevano anche loro negli Inferni durante la loro "morte terrestre".
Gesù Cristo? La maggior parte degli dei venivano salutati con il titolo di "Signore", il che si traduce in greco con "kyrios" - che è il titolo di Gesù nella comunità cristiana di Antioca poi nella Chiesa di Roma - a cui si attribuiva anche la qualità di "Salvatore" ("soter" in greco), come lo si farà più tardi con lo stesso Gesù.
Ma il dio più somigliante a Gesù è senza dubbio Mitra, considerato come il "Figlio alla destra del Padre brillante": come Gesù, Mitra è celibe - il che è raro nei pantheon ove le orge sado-masochiste non mancano -; come Gesù, Mitra muore, poi risuscita e torna alla fine dei tempi per giudicare i vivi ed i morti che risusciteranno a loro volta nella carne; come per il cristianesimo, il mitraismo comporta un battesimo di iniziazione...
Ci sarebbero troppe cose da dire ma non ce la facciamo (e devo andare a pisciare urgentemente): bisognerebbe parlare per esempio anche della Passione quindi dell'origine mitraista ed egizia della Cena, del falso processo (la notte che precedeva la Pasqua ebraica il Sanedrin (il Tribunale ebraico) non aveva il diritto di avere seggio: la Misnah è chiarissima su questo punto; Pilato - meglio conosciuto come Ponzio nei club scambisti di Gerusalemme - non aveva nessuna giurisdizione in Giudea; ecc.), bisognerebbe parlare della morte e della resurrezione (tra gli altri dettagli, la parentela tra il cristianesimo nascente con i Misteri è più che evidente: la cosa fu inoltre detta a mezza voce dall'apostolo Paolo; inoltre, secondo Giovanni, Gesù era capace di attraversare i muri... ma allora perché Gesù aveva perso tempo nell'aprire la porta del sepolcro?), bisognerebbe parlare della scelta dei Vangeli canonici (canonici oggi) e delle circostanze di questa, bisognerebbe parlare delle multe non pagate e del menefreghismo dei dipendenti delle Ferrovie dello Stato, ecc..
Il Nuovo Testamento, come ogni opera letteraria, ha una sua qualità stilistica - variegata, molto variegata, perché policefala - e una facoltà di adattamento indubbia: il sincretismo è una delle caratteristiche delle religioni universaliste (il culto di Mitra era solo per uomini). Ma quale credito possiamo dare a racconti composti esclusivamente da testi già pre-esistenti? Dov'è la tradizione vivente? Dove sono le testimonianze? Dove sono i fatti? Niente fatti e molte coincidenze e rielaborazioni... Negare che Gesù sia molto probabilmente solo un mito - uno dei tanti miti che hanno plasmato la storia dell'umanità - significa andare a spasso con i paraocchi quindi ammettere implicitamente che Hercules Poirot, Felix the Cat, Mandrake o gli eroi della Divina Commedia sono anche loro dei personaggi storici.
Comunque, non capisco perché non si celebra Giuda, il "traditore", in questo periodo pasquale. Senza costui, a supporre che si tratti di storia e non di mitologia, non sarebbe successo un bel nulla. Allora, invece di avere dei crocefissi nelle scuole e nei tribunali - in contraddizione con la laicità dello Stato italiano - avremmo un televisore appeso al muro, sempre acceso, con la faccia splendente ed il sorriso smagliante di Silvio I°. Che peccato...
E' sempre più difficile trovare prugne commestibili. Guarda un po'!Diogene Van Botul
Nota:
Contrariamente agli studi anglosassoni o francesi, non esiste quasi niente che riguardi la tesi mitologica in lingua italiana, il che, a pensarci bene, non stupisce. Perciò, la brevissima bibliografia che propongo qui sarà in lingua "straniera" (mi sono particolarmente - e largamente - ispirato ai testi di Blanrue, Bottero, Bultmann, Fau e Messadié, nonché dei Vangeli stessi e delle Avventure di Zio Paperino):
P.-E. Blanrue, "Jésus: une imposture?", EnquetesZ/Cahiers Zététiques N° 15, 1999;
J. Bottero, "Naissance de Dieu, la Bible e l'historien", Folio Histoire, 1992;
R. Bultmann, "Theology of the New Testament", Charles Scribner's Sons, 1951;
R. Bultmann, "Jesus and the Word", Charles Scribner's Sons, 1958;
R. Bultmann, "Primitive Christianity in its Contemporary", Living Age Books, 1956;
R. Bultmann, "Jesus Christ and Mythology", Charles Scribner's Sons, 1958;
A. Chouraqui, "La vie quotidienne des hommes au temps de la Bible", Hachette, 1978;
G. Fau, "La Fable de Jésus", Ed. Rationalistes, 1967 ;
G. Messadié, "Les Sources", Robert Laffont, 1991 ;
A. Neyton, "Les clefs paiennes di christianisme", Les Belles Lettres, 1979 ;
P. Odifreddi, "Il Vangelo secondo la Scienza", Einaudi, 1999 ;
Georges Ory, "Analyse des origines chrétiennes", Ed. Rationalistes, 1963 ;
J. Watson, "Le christianisme avant Jésus-Christ. Préhistoire et formation de la religion chrétienne", non pubblicato, 1988;
G.A. Wells, "Did Jesus exist ?", Pemberton, 1975.
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