Chirac ha vinto le elezioni presidenziali con l'82% dei voti - la percentuale più elevata mai raggiunta in Francia da un presidente uscente dall'instaurazione (del monarco De Gaulles) dell'elezione del presidente della Repubblica al suffraggio universale. Si dice che si tratti di un plebiscito repubblicano... invece è una sconfitta per la Repubblica. Il leader dell'estrema destra, Le Pen, benché resti fermo al 18%, quindi più o meno allo stesso risultato ottenuto al 1° turno (con il dissidente Mégret ormai pentito - e letteralmente fagocitato dal pittbul Le Pen - , l'elettorato estremista di destra raggiunge il 19,2% quindi circa 5 milioni e mezzo di elettori... e se si aggiunge il voto trotsko-comunista di quattro milioni di elettori che non contenti, come dice Nietzsche, di essere schiavi delle fabbriche, dello Stato e del capitale, vogliono diventare "gli schiavi di un partito rivoluzionario" e di una classe disperatamente incapace di pensare altrimenti che in schiavi e in servi, si arriva a quasi 10 milioni di protozoi con il passaporto francese) incarna un movimento popolare.
Riassumendo, quasi il 20% della popolazione votante francese non crede più nei valori della Repubblica, ne' della democrazia.
Il voto a Le Pen sarebbe un "ras-le-bol", una protesta, la manifestazione di scontentezza, una sanzione? Un corno! Le elezioni del 21 aprile - la cui mappa coincide, guarda caso (?), con le ricadute radioattive di Cernobyl - e del 5 maggio sarebbero false note, uno scarto incongruo? No, ciccio bello! Dopo il 5 maggio, è chiaro che il voto lepenista non è più (?) un peto ribelle contro un numero non trascurabile di politici ma un voto perfettamente rappresentativo - e ben insediato tra i giovani, gli operai, i benpensanti reazionari con i cessi viventi sotto il braccio, ovvero i barboncini, e la scopa nel culo e nelle zone in cui l'immigrazione è inferiore al 2% - del nucleo erede spirituale di Vichy, di Mauras e degli hitleriani francesi. Una percentuale di "franchouillards" a cui sembra naturale desiderare di affidare il proprio destino ad un individuo che, tra l'altro, torturò con le sue mani in Algeria (vedi lo studio di Pierre Vidal-Naquet pubblicato già nel 1962), che considera l'olocausto un dettaglio della storia, che sostiene la teoria vecchia quanto falsa e ridicola dell'inegualianza delle razze alla Gobineau, che desidera instaurare la "priorità ai francesi", chiudere le frontiere, introdurre nuovamente il franco e il cui programma politico potrebbe essere riassunto in una battuta: "ne' di destra, ne' di sinistra, ma francese", quindi con la baguette sotto le ascelle e il cervello nelle mutande (parte posteriore).
Ma il fondo di commercio del FN, ripreso da più partiti di destra già nel 1996, consiste soprattutto nell'associare immigrazione e insicurezza, in un clima di incertezze - spesso infondate - che spaziano a 360°. L'errore della destra è di aver surfato sull'insicurezza, cristallizzando così una paura deleterea, quella della sinistra - libertaria e mondana, quindi insopportabile - di aver ridicolizzato il bisogno di sicurezza, che questa sia reale o meno (come potrebbe essere reale in alcuni paesoni dell'Alsazia in cui non vi è disoccupazione, non vi sono delitti e non vi sono nemmeno immigrati?)... il bisogno di sicurezza si richiama alla Dichiarazioni dei Diritti dell'Uomo e del Cittadino del 1789: è proprio l'articolo 2! Essere repubblicano nella configurazione francese significa non trascurare questo bisogno, ne' enfatizzarlo.
La Francia di Le Pen non è un incidente, ciò malgrado le circostanze e l'astensione - comunque minore al secondo turno. Questa Francia oscurantista è reale. Questa Francia ha, come in alcuni paesi in passato e in altri tra non molto secondo alcune previsioni (spesso errate comunque perché i sondaggi sono affidabili quanto lo può essere un astrologo), dimostrato che l'evoluzione darwinista è cieca e che la moda per i prossimi 10 anni sarà certamente il nero (che questo sia passeista o "futurista" quindi ultraliberista).
Più che mai, d'ora in poi, fare politica, pensare politicamente, consisterà nel scegliere il proprio campo, e ciò in maniera molto più chiara di quanto si possa pretendere; consisterà nell'avvicinarsi al popolo non per accontentarsi di cantare la Marsigliese in Piazza della Repubblica o alla Bastille, non per coltivare i più bassi istinti di alcuni, ma per risolvere i suoi problemi, le sue angosce e dare risposte decodificabili senza per ciò dover acquisire un interprete portatile. Vi sono oscurità politiche solo nella testa dei dirigenti che fanno del marketing, quindi l'antitesi della lotta politica e il concime ideale per far fiorire i tumori cerebrali devastanti.
Il fatto di aver votato contro Le Pen era una necessità. E' un'evidenza. Pensare ed agire contro di lui, cioè fuori dal suo discorso basato su bachi ciclici e contro i suoi elettori, ne è un'altra. Senz'altro più decisiva, in modo che i francesi - e gli altri con altre scadenze: oggi il movimento xenofobo olandese del defunto Pim Fortuyn supera i liberali e i laburisti - non si ritrovino trombati alla prossime legislative che si terranno tra meno di un mese e che decideranno il colore del prossimo governo.
Il XXI° secolo sarà il secolo del totalitarismo, della riapertura delle case chiuse e delle borse in pelle di scroto?
Simona, più che mai ti desidero. Ovunque tu voglia... Diogene Van Botul
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