Uno dei principi del metodo scientifico risiede nell'osservare, spiegare, modellizzare - eliminando le ipotesi fantasiose quindi non confutabili secondo Popper - i fenomeni (quando esistono, perché vi è sempre qualche deficiente patentato per affermare che la telepatia, gli oroscopi, il buco dell'ozono, la elevata percentuale di quoziente intellettivo superiore a 80 in Parlamento o gli ufo, sono dei fenomeni vivi e vegeti, per di più inspiegabili quando vi sono tracce di qualcosa che con questi si pensi abbiano a che fare) e, infine, nel classificarli in modo da generare una partizione della realtà che consenta di afferrarla minimizzando sia gli sforzi che le ipotesi (per quest'ultimo punto, trattasi di una versione debole del Rasoio di Occam "Pluralitas non est ponenda sine neccesitate", un teologo nominalista ferrato di lievito di birra e di sado-masochismo filo-ambientalista francescano). In altri termini trattasi di comprimere l'informazione sulla realtà per eliminarne le ridondanze quindi per trarne il succo. Esattamente come quando si osserva Manuela Arcuri (al di fuori delle sue prestazioni di poliziotta lobotomizzata) memorizzando così gli epifenomeni arcuriani: due tette che giustificano l'esistenza di Dio, una bocca con dei denti dentro, un magnifico sederino a curvatura variabile e due gambe vertiginose e corpose terminate ognuna da una caviglia fatta per collegare il piede alla gamba.
Questa fenomenologia minimalista della realtà (quindi dell'informazione) può essere ovviamente trasportata al mondo dei media e dei cosiddetti mass-media - che hanno sì bisogno di una bella ripulita -, con qualche sorpresa (è una metafora andreottiana) che non sarà sfuggita a coloro che usano il giornale per fare altro che strofinarsi lo sfintere dopo una sana defecazione o che guardano la tivvù quando non vi sono pubblicità, il che succede di rado.
In effetti, a caso:
- "La Repubblica" (24 giugno 2002): "La minaccia di Al Qaeda in un videotape mandato a "Al Jazeera". La guerra contro gli Stati Uniti è appena agli inizi. Colpiremo ancora l'America. Bin Laden e Omar sono vivi".
- "Il Corriere della Sera" (24 giugno 2002): "Proclama del "portavoce" dell'organizzazione terroristica che rivendica la strage di Djerba: "Osama è vivo: America, preparati"".
- "Libération" (25 giugno 2002): "Le porte-parole de l'organisation parle sur Al-Jezira. Al-Qaeda défie toujours les Etats-Unis. Le pays craint de nouvelles attaques islamistes, alors que le mystère Ben Laden reste entier".
Ecc., ecc., ecc., i.e. si potrebbe continuare con "Il Resto del Carlino", con "Sueddeutscher Zeitung", con "Le Monde", con "Herald Tribune", con "Topolino", ... e con temi come l'afa, il prezzo del burro, la legge Bossi-Fini e le tette della Falchi (grandiose: meriterebbero un monumento agli apoplettici della mano amica!).
Cosa si osserva? Niente. Proprio niente. Tre estratti, del tutto uguali, persino - o quasi - fino alla virgola. Tre giornali che dicono esattamente la stessa cosa. Se si trattasse di giornali tipo "City", "Metro" o "Leggo" - quei giornalini gratuiti che si mettono sotto il culo quando ci si vuole sedere sui muretti delle stazione FS aspettando il treno tra due scioperi... giornalini che sono all'informazione quello che Pamela Prati è al ballo -, si potrebbe capire: in questi non c'è un tubo tranne la posta dei lettori, piccole pubblicità per hostess rampanti e perverse (come direbbe Vito: "provare per credere!") e comunicati stampa - il 99% dell'informazione - per l'appunto. Ma gli estratti qui sopra riguardano la prima pagina, con spesso un seguito consistente - per lo meno in apparenza - nella seconda, di quotidiani nazionali. Seri. Belli. Ufficiali. Costosi. Troppo.
Questo fenomeno di "somiglianza" - la cui patologia diviene acuta col passare del tempo - ha una causa che si può riassumere in una parola: la montonite acuta!
E' la struttura gregaria e gerarchica dei media che conduce i più a riprodurre e ad imitare come dei montoni il lavoro di pochi.
L'aspetto gregario viene simboleggiato dalla marea di reporter e altri paparazzi che fanno a spintoni non appena si presenta un'occasione: sono tutti lì, sia per coprire un evento che per impedire al collega di appropriarsi un'esclusività. E affinché altri non possano nemmeno sognarsi l'esclusività dell'apprezzamento, non c'è niente di meglio che dire o scrivere la stessa e identica cosa. Trattasi di pura e semplice clonazione. La conformità delle idee si sostituisce allora alla realtà delle cose come fondamento della verità mediatica. "In vino veritas, in stampa ubriaconas", diceva Aristotele in latino padano. Nemmeno lo scoop è immune dall'aspetto gregario. Per primo perché non c'è niente di peggio dello scoop non ripreso. Poi perché se qualcuno ha scoperto un tema interessante (si fa per dire), gli altri si precipitano come dei porci affamati sull'occasione per poter afferrare qualche briciola del festino. Per essere più velocemente seduto al tavolo delle ricadute finanziare o, meno prosaicamente, della fama comunque effimera quanto una mutanda di zucchero, il tema nonché il suo angolo d'attacco vengono ripresi senza la minima vergogna, infilandosi possibilmente nell'escalation vertiginosa e spesso allarmante di una finzione di differenziazione.
Mimetizzarsi per esistere. Come i montoni.
La gerarchia si aggiunge al gregario concedendo così, nel migliore dei casi, a qualche giornale leader o a qualche presentatore vip di influenzare l'insieme della professione per quanto riguarda la scelta dei soggetti abbordati e il modo in cui questi vengono trattati.
Obbedire per condividere. Come i montoni.
Negli altri casi, i più frequenti, la conformità si ordina attorno ai comunicati stampa che rappresentano più del 80% dell'informazione trattata dalla televisione, dalla radio, dalla stampa e dal mio macellaio. Come negli esempi sopra riportati.
Si spalma il vuoto sul vuoto e la differenziazione dell'imballaggio non impedisce l'omogeneità del prodotto!
Questo fenomeno - direi questa patologia - è più universale dell'idrogeno e coinvolge tutte le attività umane, veneree e, sempre di più - contrariamente al cliché veicolato dai beati impostori dell'etere -, internettiane. E' il pensiero unico. Alleluia!
Il pensiero unico genera una forma diffusa di isterismo irrazionale ma canalizzato perché dei più. Il pensiero unico genera una civiltà di indigeni assoggettati a una forma latente di barbarismo: la montonite acuta. Una sindrome tremenda che tocca tutti, senza distinzione di razza, di sesso e di taglia del reggiseno.
La ribellione dell'individuo è la nostra unica condizione alla sopravvivenza - oppure la riapertura delle case chiuse. Ma questa potrebbe essere un'altra storia, perché non c'è niente di più conservatore di un ribelle.
Il mondo appartiene ai montoni, ai ribelli e alle cozze.
Questa volta, cara Simona, non mi scappi! Sei fottuta, di brutto! Diogene Van Botul
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